| Venerdì
13 ottobre 2006: Progetto "Fratelli
Lumiere" Marco Messina e Alessandro
Quintavalle
Foto
della serata
1:
Contrabasso Elettrico 2: Alessandro Quintavalle
Polina 3: Pedaliera di effetti 4:
Messina al lavoro
   
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Napoli:
Capodimonte,
Collinare nord. Zona, compresa
tra via Nuova e via Vecchia S. Rocco, v.le
Colli Aminei, via Ponti Rossi e via Miano.
Comprende il corso Amedeo di Savoia, ma
anche Porta
Grande e Porta Piccola. Punto di riferimento:
il deposito dei Bus del Garittone.
Capodimonte, a partire dagli anni Cinquanta,
è oggetto di molte trasformazioni edilizie
(P.co Villa Teresa, P.co Giugliano,
Palazzine dell'INA Casa, Colli Aminei).
Nuclei più antichi (P.tta Lieti, v.
Bosco, Porta Grande, Porta Piccola, P.tta
Lieti) si trovano nella Zona di Porta Grande
e di Porta piccola. Il Parco di Capodimonte,
ereditata dai Borboni e nel periodo
1738-1840.
Il
Centro Sociale Insurgencia nasce a Napoli,
dopo una scissione avvenuta allo SKA di
Monteoliveto, nel 2003 e si trova in via
Vecchia S. Rocco, praticamente a due
passi dal v.le Colli Aminei, all'incrocio
tra la fine di via Bosco e l'inizio
di via Vecchia S. Rocco.
Vicino cè l'ingresso del Lico Scientifico Sbordone.
Insurgencia è una realtà importante, all'interno di
un quartiere nel quale le iniziative di
autogestione si attestano da tempo a livelli
minimi. Basti pensare che gli unici punti
di incontro non canonici erano
la "Ringhiera", spazio antistante
al p.co Giugliano, durante la fine degli
anni Settanta e l'inizio degli Ottanta,
lo Slicka Phonics, negozio di dischi operativo
a via Bosco, nei pressi della SMS Verga,
dal 1988 al 1992, L'Associazione Culturale
Bosco, fondata alla fine degli anni Novanta
con lo scopo di proporre servizi, non sufficientemente
garantiti dalle isttuzioni, al quartiere.
In una zona che fa
da crocevia con Miano, nella quale, fino a metà
degli anni Novanta, i "tossici"
locali operavano come mediatori fra Scampia
e la zona di spaccio di Porta Piccola. Le
cose migliorarono sotto il "primo regno"
di Bassolino, ma nel 1998 venne scongiurata, grazie anche all'intervento
di numerosi gruppi e associazioni di cittadini,
l'istituzione di una tassa di 4.000 lire
per l'ingresso nel Parco di Capodimonte,
già da qualche tempo chiuso alle auto, dove fu insediato un posto
di Polizia a cavallo e tutti gli accessi
alla vastissima parte interna vennero recintati
da un sistema strategico di inferriate e
cancelli attualmente ancora installati. Teoricamente,
basterebbe chiudere due cancellate per impedire
l'accesso della popolazione alla sezione
più vasta del Parco. In seguito, la Reggia
divenne meta dei bus turistici del Giranapoli,
ma non venne previsto, né è stato attuato un
sistema di incentivi che induca i cittadini
a visitare la Reggia. Attualmente,
vi sono faticosi cenni di ripresa, ma il
quartiere ofre poche iniziative, la partecipazione
degli abitanti, in loco, alla vita
sociale e culturale della Città è inesistente:
per trovare un'alternativa ai locali commerciali
bisogna spostarsi al Centro o verso il Vomero.
Il posto rimane una sorta di terra di nessuno,
in apparenza neutrale rispetto ai rapporti
di potere tra clan e istituzioni, quartiere
dormitorio, con prezzi al dettaglio
più alti di quelli del Centro, sottoposto ad
uno statico equilibrio senza certezza di
positivi, sviluppi futuri.
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Per
approfondimenti vedi anche: www.mammeantismog.org
Inizio
della storia: Si narra che nel XVI secolo un mago
europeo, il rabbino Jehuda Löw ben
Bezalel di Praga, cominciò a creare golem per servirsene
come servi, plasmandoli nell'argilla e risvegliandoli scrivendo sulla loro
fronte la parola "verità" (in
ebraico emet). C'era però un
inconveniente: i golem così creati diventavano sempre più grandi, finché era
impossibile servirsene: il mago decideva di tanto in tanto di disfarsi dei golem
più grandi, trasformando la parola sulla loro fronte in "morte" (in ebraico met); ma un giorno perse il controllo di un
gigante, che cominciò a distruggere tutto ciò che incontrava. Ripreso il
controllo della situazione, il mago decise di smettere di servirsi dei golem e
nascose il demone nella soffitta della Sinagoga Staronova,
nel cuore del vecchio quartiere ebraico, dove, secondo la leggenda, si troverebbe ancora oggi. Gustav Meyrink
si ispirò a questa leggenda per la sua novella del 1915 Il
Golem (Der
Golem) come anche Paul
Wegener per la serie di film classici dell'espressionismo degli anni '20.
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