Censura e Autocensura: il Progetto

 

 









 

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PROGETTO DEL SEMINARIO

FACOLTA' DI SOCIOLOGIA - POLO DELLE SCIENZE UMANE E SOCIALI

SEMINARIO CONGIUNTO SUGLI INSEGNAMENTI

Soc.dell’arte e della letteratura: Prof. Gigi Caramiello --- Immaginario collettivo: Prof. Gianfranco Pecchinenda

CENSURA E AUTOCENSURA

Arte, cultura, informazione, Momenti del rapporto intellettuali e potere.

 

Chi è l'intellettuale? Colui che libero dagli affanni del potere lavora protetto dalla propria "intellettualità neutra" all'ombra del "giardino" di Epicuro? Oppure è il militante che si schiera e si batte per cambiare il corso degli eventi? E può davvero l'intellettuale prescindere dal potere, essere "orgogliosamente autonomo"? Sono questi apologeti della cultura che, mettendosi alla mercé dell'autorità, utilizzano la loro arte come strumento di affermazione?, di emancipazione? O è il potere che si serve di loro per legittimarsi o, peggio, per manipolare quel bacino di utenza che è poi il finish, il fruitore del prodotto culturale? E può esserci vera arte se viene a mancare la facoltà di scelta, la possibilità di pronunciarsi senza paure né condizionamenti esterni, in altre parole, la libertà di "mettersi in gioco"?

Come difendere la nostra democrazia dagli attacchi liberticidi? Come tutelare il nostro pluralismo, la nostra libertà di pensiero, di espressione, i nostri "diritti" democratici da quanti tentano di "addomesticare", imbrigliare, appiattire, omologare la cultura? Come difenderci da coloro che, facendosi custodi di "verità assolute" pretendono di dare "modelli definitivi", ignari (o, forse, lucidamente coscienti?) del fatto che essi vanno contro l'apertura, l'evoluzione, il mutamento? Che sono ben lungi dal favorire quell'interscambio, quel confronto e, perché no?, quello scontro funzionale alla sopravvivenza e all'evoluzione del sistema?

In che modo i media possono coadiuvare l'assolutismo dottrinale, autoritario e dispotico, in altre parole, i monolistismi politici, i totalitarismi? E quali influenze potrà avere su di loro l'information society la cui infrastruttra, il cui tratto prototipico è la rete?

A partire dal mecenatismo, quella sorta di do ut des tra l'intellettuale e il signore di turno, passando per la natura di medium smbolico del prodotto culturale volto all'esaltazione della virtus, alla costruzione del potere politico e sociale, e poi attraverso gli orrori dei totalitarismi, dell'inquisizione, la forza ed il coraggio degli intellettuali arabi che si battono per rendere concreta la possibilità che si realizzi la democrazia, il problema della "monetarizzazione" del rapporto intellettuale-committente che si ripropone in maniera "vergognosa" in Cina col "caso" Google (ma anche Microsoft, Yahoo, Skype), fino ad arrivare allo scontro che può accendere gli animi e "tingere di rosso un'idea", gli intellettuali hanno intrattenuto col potere un rapporto dialettico di opposizione, di connivenza, divenendo, di volta in volta, "evirati cantori", ispiratori, guide dell'opinione pubblica, eroi fieri di anticipare e magari cambiare il corso degli eventi, "aedo" del potere, portavoce di "autorevoli" dettami.

È vero, infatti, che tutte le produzioni culturali in grado di trasmettere messaggi, comunicare idee, celebrare l'autorità politica o religiosa si sono intrecciate, confronte, spesso scontrate con la politica e il potere in forma più o meno esplicita nelle diverse epoche.

Talvolta si è concretizzato ciò che nel 1973 sosteneva Herbert I. Schiller riferendosi ai mass media e, cioè, che i prodotti culturali si sono legati molto strettamente ai centri di potere politico ed economico, mancando nel loro ruolo di fornire una tribuna democratica, fungendo, piuttosto, da "cane da guardia" degli interessi dei potenti, "controllori" dell'opinione pubblica. Talaltra l'importanza ed il valore simbolico di queste produzioni culturali sono testimoniati proprio dalla loro negazione, distruzione, rimozione, occultamento. Dalla loro censura. La longa manus in grado di controllare il tessuto sociale che umilia, violenta, aliena la società civile.

Ed allora si vedono i "segni" di una lotta spesso feroce, la scia di sangue di quanti per coerenza col loro credo ideologico, per originare provocazioni, beffeggiare il potere, "per svelare la natura, le tendenze strutturali connaturati ad esso" o "creare strategie alternative alle alternative possibili", a volte sprezzanti del pericolo, altre ben consci del rischio che comporta l'incorrere nei fulmini della repressione, eroicamente si sono mostrati "non allineati". Sono gli "intellettali" che hanno risposto all'invito di C. Wright Mills in difesa della "democrazia sostanziale", coloro che consci delle loro responsabilità pubbliche non si sottraggono ai doveri che gliene derivano, anzi, cercano di sviluppare riflessione e ricerca dando via libera alla "fantasia umana", all' "immaginazione sociologica".

L'arma invisibile si esplica in forma palese o, talvolta, assume le forme della sorveglianza strisciante, fino ad avere un risvolto ancora più agghiacciante... l'autocensura. I diktat del potere si insinuano nella mente dell'intellettuale che li interiorizza, soffocando il proprio dissenso, " impedendosi da sé" di produrre al di fuori dei confini prestabiliti per non incappare nella mannaia della censura. Così, per non subire le atrocità fisiche e mentali della repressione, le anticipa.

 

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